Prevenire i cyberattacchi: come le aziende creano resilienza con strutture IT solide

Sabato mattina, da qualche parte in Germania. Mentre per molti il weekend è appena iniziato, il nostro team nota i primi segnali di allarme sui sistemi di un cliente: attività insolite che fanno subito scattare tutti i campanelli. Un'analisi rapida conferma il sospetto, si tratta di ransomware. In pochissimo tempo sistemi centrali risultano compromessi. Quello che segue è una corsa contro il tempo: mettere in sicurezza i sistemi, isolare le aree critiche e poi avviare il ripristino.

Prevenire i cyberattacchi: come le aziende creano resilienza con strutture IT solide

Perché i cyberattacchi hanno così spesso successo

Gli attacchi ransomware non sono casuali. Gli attaccanti scelgono in modo mirato i momenti in cui le aziende hanno personale ridotto, per esempio nei weekend. Sfruttano vulnerabilità come processi di autenticazione obsoleti, sistemi non patchati o accessi configurati in modo errato. Un errore ricorrente è la mancanza di un concetto di sicurezza unitario. Invece di una strategia complessiva ben pensata, molte aziende lavorano con singole misure che non bastano di fronte ad attacchi complessi.

Esistono però approcci che hanno dato prova di sé: un modello di sicurezza basato sui principi Zero Trust, una strutturazione chiara dei diritti di accesso e l'automation, per poter reagire rapidamente in caso di emergenza.

Tre pilastri per una strategia di security IT solida

Infrastruttura sicura, la base per la resilienza

Un'infrastruttura IT solida non deve solo funzionare in modo affidabile, deve anche chiudere attivamente le falle di sicurezza. Nel nostro esempio bisognava isolare 300 macchine. Il primo passo è stato quindi la reinstallazione completa di un ambiente pulito, basato sulla nostra Azure Foundation. Questa infrastruttura cloud segue linee guida di sicurezza chiare e viene distribuita in modo standardizzato con Infrastructure as Code (IaC). In questo modo le configurazioni di sicurezza secondo best practice possono essere verificate e aggiornate in modo automatizzato in modo ripetibile.

Un ulteriore vantaggio: l'applicazione dei principi Zero Trust fa sì che i workload siano segmentati e abilitati solo per connessioni autorizzate. La superficie di attacco resta così minima.

La security inizia dall'autenticazione

In quasi ogni cyberattacco l'identity management è il primo punto di attacco. Le password da sole non bastano più da tempo. Con Entra ID gli account utente possono essere gestiti e protetti in modo centralizzato. La Multi-Factor Authentication (MFA) fa parte dell'equipaggiamento di base.

Un ulteriore vantaggio: le attività sospette vengono rilevate e verificate automaticamente. Se, per esempio, un utente si autentica di nuovo da un'altra posizione dopo pochi minuti, questo viene riconosciuto come potenziale minaccia e l'accesso viene bloccato automaticamente.

Per rilevare gli attaccanti all'interno dell'infrastruttura entrano in gioco sistemi avanzati come Extended Detection and Response (XDR) e Security Information and Event Management (SIEM). Queste soluzioni aggregano allarmi ed eventi, li analizzano e permettono una classificazione rapida. Un Managed SOC, come per esempio il Cloud Security Operations Center di glueckkanja, aiuta a sfruttare al meglio queste tecnologie.

Ripristinare rapidamente le postazioni di lavoro

Dopo un attacco i collaboratori devono tornare operativi in tempi brevi. Per questo soluzioni cloud come Microsoft Intune sono essenziali. Da un portale centrale i dispositivi possono essere resettati completamente e dotati di tutte le configurazioni, indipendentemente da dove si trova l'utente.

Il vantaggio è che i collaboratori possono eseguire il processo in autonomia, senza che il reparto IT debba preparare manualmente ogni dispositivo. Inoltre piattaforme come RealmJoin distribuiscono in modo automatizzato tutti i pacchetti software rilevanti e garantiscono che gli aggiornamenti di sicurezza siano installati.

Protezione per l'emergenza: AzERE come soluzione di crisi

Un incidente come questo mostra quanto sia importante avere pronta una strategia di emergenza. AzERE(Azure Emergency Response Environment) offre un ambiente isolato in cui i sistemi critici come il Domain Controller vengono replicati in un'istanza «Dark Tenant» sicura. Questo consente l'accesso a una versione pulita dei dati, anche in caso di attacco su larga scala.

Inoltre AzERE permette di allestire una «War Room» digitale, una piattaforma su cui tutti gli stakeholder rilevanti si riuniscono per coordinare le misure in tempo reale. Questa capacità di comunicazione centralizzata può fare la differenza decisiva quando sono i minuti a decidere tra successo e fallimento.

Conclusioni: resilienza proattiva invece di reazione alle minacce

L'incidente mostra che un concetto di sicurezza efficace richiede più di soluzioni puntuali. Serve l'interazione tra un'infrastruttura cloud sicura, un identity management robusto e un ambiente di lavoro moderno che si lascia ripristinare rapidamente.

Ed è proprio per questo che le nostre storie IT Workaholics raccontano di persone il cui quotidiano IT abbiamo riportato dalla modalità crisi al normale funzionamento.

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Jan GeisbauerHead of Security

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